Medici, infermieri e OS in trincea: un grido d’aiuto per la mancanza di protezioni

DI COSTANZA OGNIBENI

Tutti stanno guardando all’Italia come un esempio di eccellenza, di etica, di integrità nell’affrontare il dramma che stiamo vivendo. E in effetti, tra chi ha paventato ai cittadini la perdita dei propri cari e chi piazza pile di camionette sotto le abitazioni, quando non dispositivi GPS per la tracciabilità, a noi, che siamo stati invitati a fare uno sforzo in più per poi poter tornare ad abbracciarci, non è andata poi così male. Ma c’è un “ma”, dietro questa solerzia tutta italiana, e se è vero che tutto ciò che viene prima di un ma non conta nulla, bisogna fare i conti con la possibilità che tutti questi grandi sforzi vengano vanificati dalla superficialità con cui si stanno affrontando altre questioni, altrettanto gravi. Si tratta delle condizioni in cui versa il personale medico all’interno delle strutture già notoriamente al collasso, che continua a operare senza sosta esponendosi quotidianamente ad altissimi rischi di contagio.

Ho voluto farmi raccontare meglio la faccenda da D. infermiera di una ASL del centro Italia.

Devo premettere che la nostra è una categoria per la quale ormai occorre un’altissima specializzazione – racconta – Tutti legano ancora l’infermiere a un’immagine piuttosto obsoleta, quando era una sorta “factotum” dello specialista, che eseguiva senza assumersi alcun obbligo nei confronti del malato, il quale rimaneva sotto la diretta responsabilità del medico. Ciò era sancito dal mansionario (D.P.R. 14 Marzo 1974 n. 225), che elencava analiticamente le mansioni che potevano essere svolte dall’infermiere, imputandone la responsabilità direttamente al medico. Ma oggi questo strumento non esiste più, e secondo il decreto 739 del 94, l’infermiere ha piena autonomia professionale e risponde civilmente e penalmente del malato. Ciò significa, ad esempio, che nel remoto caso in cui un medico prescriva una terapia sbagliata, se l’infermiere la somministra senza approfondire, nel caso di esito infausto, ne risponde in concorso di colpa con il medico. E ciò, senza alcun adeguamento degli stipendi.

Pare si siano trovati i fondi per gli straordinari a cui vi state sottoponendo

Non è degli spicci che abbiamo bisogno, in questo momento. C’è qualcosa di molto più grave a cui serve un altro tipo di risposta, altrimenti non arriviamo nemmeno a spenderli, quei soldi!

Parli dei dispositivi di sicurezza?

Esattamente. Lavoriamo a stretto contatto con i pazienti per intere giornate e non abbiamo nemmeno le mascherine di protezione. Io sono in un reparto di otorinolaringoiatria maxillo-facciale, nello specifico, ne ho una sola – tra l’altro una FFP2, nemmeno la migliore – e mi consigliano di usarla “per i casi più gravi”. Ma io come faccio a sapere quando un paziente è un caso grave o meno? E soprattutto, non abbiamo detto e chiarito che il contagio avviene anche attraverso le persone asintomatiche? Per quanto mi riguarda tutti i casi con cui entro a contatto sono potenzialmente gravi. Sconsigliamo ai cittadini di recarsi al pronto soccorso in caso di sintomi, proprio perché luoghi con un alto potenziale infettivo… e poi noi veniamo lasciati allo sbaraglio?

Quali sono, per chiarirci, le mascherine a norma? Sappiamo, ad esempio, che quelle arrivate recentemente dalla protezione civile non erano idonee…

La mascherina a copertura praticamente totale, quindi quella che protegge meglio, è la FFP3. Purtroppo ha anche una durata, di solito intorno alle otto ore, dopo le quali perde man mano di efficacia. Quindi, oltre a un piano di fornitura, occorrerebbe anche un piano di approvvigionamento continuo. Quelle arrivate dalla protezione civile sono delle specie di fazzoletti in tnt (tessuto non tessuto) e purtroppo non proteggono da nulla. Quando ordinano del materiale per i medici, soprattutto nel caso di un’emergenza come questa, è importantissimo che ci sia qualcuno che abbia le competenze per verificare che quanto si sta acquistando sia a norma, altrimenti son soldi buttati.

Quanto costa in media una di queste mascherine?

Prima dell’arrivo del Coronavirus intorno ai 10 euro. Oggi il costo, a fronte di un’altissima richiesta e una reperibilità sempre più scarsa, è quasi triplicato, ed è arrivato a 27-28 euro. Siamo in pieno regime di mercato!

Come fate a sentirvi al sicuro?

Non ci sentiamo affatto al sicuro. Il governo ha disposto che gli infermieri devono fare i tamponi solo in presenza di sintomi acclarati, non prima. Ma il rischio è che quando arrivi a quel livello hai già infettato un sacco di persone. Il medico, invece, deve fare il tampone anche prima, perché è a stretto contatto con il paziente: e noi dove siamo invece? Disposizioni di fronte alle quali, ahimè, ci sarebbe da incrociare le braccia e indire uno sciopero, ma se scioperiamo noi si ferma la sanità!

Secondo il nuovo decreto Cura Italia, verranno emessi dei fondi agevolati per le aziende che producono mascherine. Inoltre molte industrie, soprattutto nell’ambito tessile, si stanno convertendo…

Quello che è davvero grave è che ci siamo fatti cogliere impreparati: qualsiasi ospedale o struttura sanitaria d’Italia doveva avere un’abbondante riserva di DPI (Dispositivi di protezione Individuale). Il problema è tutto nell’organizzazione del sistema: rendere le strutture delle vere e proprie aziende condotte manager con ottime capacità imprenditoriali, ma nessuna competenza medica, crea queste imperdonabili lacune. Sono persone che il più delle volte nemmeno lo sanno, quello di cui c’è realmente bisogno.

Gli altri paesi che ruolo hanno in tutto questo? A parte la Cina, che sta offrendo un validissimo supporto, non c’è nessuno che stia intervenendo?

Pochi giorni fa abbiamo visto fermata e requisita alla dogana della merce acquistata dalle ditte italiane: DPI che da noi non sono mai arrivati. Di Maio ha ovviamente denunciato la gravità del fatto, ma da lì ancora non abbiamo avuto altre notizie.

Può essere che di fronte a una simile scarsità di apparecchi si sia scelto di riservare i pochi rimasti ai reparti più direttamente coinvolti? Gli operatori delle sezioni di infettivologia, ad esempio, ne dispongono?

Purtroppo non tutti. E chi li ha deve tenerseli per più giorni, ma, come ti dicevo, la durata delle FFP3, è di circa otto ore, e ovviamente già è un miracolo averle, figurati poterle utilizzare come usa e getta. Inoltre, non servono solo a chi lavora con i pazienti; in teoria servirebbe a tutto il personale che opera nelle strutture: OSS, addetti alle pulizie, alla lavanderia…

Per un ammontare di…?

Solo nella regione Toscana ne servono circa 14mila al giorno…Dicono che ne arriveranno 150mila, ma hai idea di quanto poco ci vorrà per finirli? Questo spiega perché tanti medici si stanno ammalando.

A oggi, quanti sono i medici e gli infermieri che si sono ammalati?

Siamo arrivati a circa 2mila. E di ogni reparto.

In questo momento siete dei veri e propri eroi.

Non siamo eroi. Siamo professionisti che svolgono il loro lavoro. E devono essere messi in condizione di farlo al meglio. Ora più che mai.

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